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dopo il 1° marzo: attenti allo zio Tom |
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Scritto da Dario Renzi
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Thursday 04 March 2010 |
Strano “sciopero” quello sponsorizzato dal Partito Radicale, borghese, filoimperialista e pro yankee. Strano “sciopero” quello favorito e lodato dalle aziende, che incassa l’apprezzamento del presidente della Camera, delle associazioni di padroni e padroncini. Strano “sciopero” quello che viene esaltato dalla stampa di regime perché ha messo al centro l’“utilità” degli immigrati e perché prova a fugare l’indignazione sacrosanta che tra loro serpeggia.
La patina di antirazzismo light non copre l’autentico significato del primo marzo, così come esso non muta per la buona fede di coloro che – immigrati ed indigeni – lo hanno appoggiato né tantomeno per le adesioni di apparati sindacali grandi e piccoli e di svariate sigle della sinistra decadente. Il fatto che anche a causa delle difficoltà della situazione parte della nostra gente si inganni ci sollecita a una maggiore chiarezza e responsabilità. Si è trattato di una scadenza integrazionista e paternalista, strumentale e riduttiva nei confronti dei bisogni più profondi di milioni di esseri umani che vivono e giungono in Italia provenienti da altri paesi. Siamo di fronte a un intento bipartisan di mediare o occultare l’inconciliabile conflitto tra la tensione umana e sociale a una comunanza nuova basata sull’uguaglianza e il rispetto reciproco da un lato e gli obsoleti assetti oppressivi e padronali intrisi di sciovinismo e xenofobia dall’altro. Dietro le leggerezze antirazziste democratiche e lo spettacolino buonista offerto da stampa e televisione per il primo marzo è malcelato un progetto culturale, sociale e politico, grave e pericoloso che va capito e fronteggiato senza mediazioni.
Proviamo a comprendere meglio quello che sta avvenendo. Da un anno e mezzo a questa parte a fronte di un’ondata di razzismo dilagante nella società, alimentata dallo Stato e niente affatto contrastata dalle forze progressiste si sono cominciati ad esprimere alcuni processi in controtendenza. In più occasioni fratelli e sorelle immigrati hanno preso l’iniziativa ingaggiando lotte e proteste in difesa delle proprie condizioni di vita e dignità umana. Appoggiando queste feconde e sacrosante insorgenze, noi di Socialismo rivoluzionario abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione per suscitare solidarietà antirazzista, dando vita a un processo di aggregazione di avanguardie che si è concretizzato nella costruzione dei Comitati solidali e antirazzisti (CSA). Al contempo abbiamo promosso assieme ad altre forze (Unicobas e Partito umanista) la coalizione StopRazzismo. Questo processo ha avuto una prima espressione nella manifestazione nazionale del 4 ottobre 2008 a Roma che, malgrado l’isolamento e il boicottaggio da parte della politica, ha permesso una radicalizzazione di settori antirazzisti e clamorosamente ha scosso momentaneamente l’assieme della sinistra intorno al tema cruciale del razzismo. Attraverso un percorso complesso si giunse così alla conformazione di un vasto fronte unitario (comprendente tra l’altro la Cgil) attorno a una piattaforma del tutto analoga a quella proposta da StopRrazzismo, e si giunse quindi alla manifestazione del 17 ottobre 2009. Quest’ultima non solo è stata la più significativa manifestazione antirazzista dopo il 3 febbraio 1996, riaccendendo speranze ed attività, permettendo un ulteriore sviluppo dei CSA; ma è stata anche in assoluto la più importante espressione di opposizione unitaria coerente e propositiva contro il centrodestra negli ultimi anni. Da allora mentre le lotte dei fratelli continuavano – assumendo anche forme drammatiche come nel caso di Rosarno in risposta alla caccia all’uomo – e lentamente si sviluppava l’iniziativa solidale e antirazzista capillare, ha preso corpo una decisa e subdola reazione democratico borghese tesa a contrastare questi processi.
La grande stampa – finanziata da potenti gruppi industriali – ha accentuato la propria sistematica grancassa per l’integrazione degli immigrati “buoni” e “regolari” che lavorano disciplinati e sono disposti ad essere sudditi di seconda classe in questo regime. Perché quando si parla di “integrazione” si intende questo: sottomissione senza condizioni, accettazione del proprio ruolo di utili servi o di “liberti” sotto tutela. La dimensione umana dei nostri fratelli e sorelle è assolutamente ed esplicitamente ignorata o calpestata come dimostrano numerose leggi e misure “integrazioniste” già adottate sul piano delle espulsioni, della libertà religiosa, dell’assistenza sanitaria, dell’accesso all’educazione, eccetera.
Per quanto ci riguarda nessuna integrazione è possibile se non c’è innanzitutto il riconoscimento e la pratica attiva – in tutte le sfere dell’esistenza – della comune umanità nella diversità di espressioni culturali che le è propria, nel rispetto reciproco e nel dialogo costante. È precisamente contro questa priorità della comune umanità a favore della prevalenza degli interessi statali e padronali nazionali che è stato convocato il primo marzo; è precisamente contro l’insorgenza umana e autorganizzata dal basso di cui sono protagonisti fratelli e sorelle in difesa delle proprie esigenze che è in atto il tentativo paternalista e verticista che denunciamo; è precisamente contro un movimento solidale e antirazzista sviluppato capillarmente che si muovono burocraticamente e freddamente le grandi forze della conservazione.
La reazione democratico borghese, padronale e paternalista che si svela con il primo marzo disgraziatamente trova complicità a sinistra, ma si spiega non sappiamo se per inconsapevolezza o per un’irrefrenabile arrendevolezza alle logiche dominanti. Le stesse organizzazioni che avevano aderito alla piattaforma unitaria per il 17 ottobre, ne hanno disinvoltamente e senza spiegazione alcuna abbandonato il dettato e lo spirito per soccombere alla prospettiva di mediazione e capitolazione esplicita nelle parole d’ordine e nelle forme del primo marzo. Peggio ancora succede che immigrati “responsabili”, “moderati” e “collaborativi” difendano e difenderanno queste stesse logiche, se ne fanno portavoce sperando di essere ricompensati.
Queste sono ragioni ulteriori per condurre il nostro impegno con rinnovata determinazione ed intransigenza, continueremo la nostra lotta in virtù dei contenuti e dei metodi che hanno ispirato e permesso la realizzazione del 4 ottobre 2008 e del 17 ottobre 2009.
Persino il primo marzo ha detto, sotto forma di farsa, che la questione cruciale in questo paese è l’immigrazione quindi il contrasto antirazzismo/razzismo. Per noi è una questione essenzialmente umana e come tale va affrontata, per i poteri negativi è una questione economica ed amministrativa, di caporalato e polizia e come tale continueranno a trattarla. Per i religiosi – che pure tanta importanza potrebbero avere – non è ben chiaro, visto che nell’ultima fase le loro associazioni (con rare eccezioni) sono state praticamente assenti dalla scena pubblica. Ai fratelli e alle sorelle di altri paesi, alle persone animate da sentimenti e pensieri coerentemente solidali e antirazzisti spetta la risposta fondamentale: moltiplicare lo sforzo cosciente di costruzione e organizzazione capillare di ambiti solidali attivi e complessivi, assolutamente indipendenti da istituzioni statali e padronali, che possano migliorare la vita e far maturare la coscienza di tutti e ciascuno in ragione della comune umanità e del bene condiviso. I consigli di qualche zio Tom servono solo a mascherare le ricette oppressive e padronali, i CSA sapranno fare proprie le lezioni di Malcolm X e di Jerry Masslo.
Dario Renzi
3 marzo 2010
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8 marzo di lotta per la vita e la libertĂ |
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Scritto da socialismo rivoluzionario
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Saturday 06 March 2010 |
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Basta attacchi contro le donne
8 marzo di lotta per la vita e la libertà
Sorelle con le donne di Haiti e Teheran
Leggi qui il testo del volantino di Sr sull'8 marzo
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Solidarietà con gli immigrati di Sant’Antimo (Na) in lotta, sgomberati dalla polizia! |
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Scritto da Socialismo rivoluzionario
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Thursday 18 February 2010 |
Libertà immediata per tutti gli immigrati in stato di fermo
Sosteniamo l’impegno della A3f di Napoli!
Stamattina è stato sgomberato il caseggiato di via Sambuci a Sant’Antimo (Napoli), dove da mesi decine di immigrati e le loro famiglie stanno difendendo la propria casa, lottando per la solidarietà. Con il pretesto delle inadeguate condizioni igienico-sanitarie le istituzioni hanno voluto colpire una comunità che era impegnata per difendere un alloggio decente e migliorare le proprie condizioni di vita. In questi mesi gli immigrati di Sant’Antimo assieme all’Associazione antirazzista ed interetnica “3 febbraio” hanno dato vita ad una importante esperienza della quale sono stati protagonisti gli immigrati ispirati da una forte volontà di solidarietà, dalla difesa della propria dignità, dalla lotta per l’accoglienza, che a sua volta ha significato accogliere la popolazione della città. Domenica 14 febbraio ne abbiamo avuto un’espressione quando gli immigrati, assieme alla A3f, hanno dato vita ad una giornata di accoglienza aperta a tutti gli italiani e alle associazioni antirazziste, che ha coinvolto centinaia di persone.
Evidentemente il protagonismo degli immigrati e l’estendersi della solidarietà ha preoccupato le istituzioni ed i politici razzisti che hanno ordinato una risposta di sgombero e di repressione della polizia, smentendo nei fatti le promesse fatte dall’amministrazione comunale agli immigrati in lotta. Attualmente tutti i nostri fratelli immigrati sono in stato di fermo in commissariato.
Quelle stesse istituzioni e quei politici smascherati ogni giorno per la loro criminale responsabilità verso la vita della gente e per la corruzione, oggi usano pretesti per colpire le condizioni degli immigrati, la loro volontà di farsi sentire e la loro lotta.
Socialismo rivoluzionario esprime la propria solidarietà agli immigrati di Sant’Antimo ed alla A3f di Napoli impegnata in prima fila e si batte in tutte le realtà in cui è presente per promuovere la più amplia e forte reazione.
18 febbraio 2010 ore 13
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