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Editoriale de La Comune 137 PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Scarola   
Tuesday 24 November 2009
NO  a Berlusconi e al totalitarismo democratico  
SÌ alla riscossa della solidarietà e delle sinistre  
Come spieghiamo nell’inserto speciale di questo numero, siamo tenacemente impegnati a cogliere e coltivare i sintomi positivi di risveglio coscienziale che si intravedono tra la nostra gente. il 17 ottobre migliaia di persone hanno espresso un anelito di solidarietà umana contro il razzismo; una coraggiosa avanguardia di donne reagisce per affermare la vita e la libertà contro il dilagare della violenza maschilista e patriarcale; fratelli e sorelle immigrate affrontano la paura, animando in alcuni casi lotte esemplari per il miglioramento delle proprie condizioni; settori giovanili esprimono la volontà di impegnarsi per costruire nuove aggregazioni libere e solidali contro la disgregazione distruttiva; lavoratori e lavoratrici sono protagonisti di una micro-conflittualità diffusa per difendere il posto di lavoro e le proprie esigenze.  
È la tensione ad affermare e migliorare la vita che spinge le persone a reagire ad un contesto sociale caotico, in cui prevalgono pulsioni negative e distruttive che trovano nel dilagare del razzismo, della violenza contro le donne, della discriminazione verso ogni “diversità” espressioni barbariche e disumanizzanti.  
Le spinte e le tensioni migliori vengono negate, ignorate o usate e distorte per fini strumentali da tutta la politica che si basa – in ogni coloritura – sulla logica della negazione. Il blocco – moderato e reazionario – di centrodestra fa leva sulle pulsioni più negative presenti e prevalenti nella società, alimentandole a sua volta. il governo Berlusconi si muove dentro il quadro costituzionale accentuando i tratti totalitari e prepotenti della democrazia. Ed è così che può varare misure tese a difendere le malefatte e gli imbrogli del padre-padrone.  
La logica proprietaria del governo è talmente spudorata che anche nella maggioranza di centrodestra vi sono voci dissenzienti come quella di Gianfranco Fini, più “lungimirante” e preoccupato di operare alcune mediazioni e concessioni. Crepe e contraddizioni che non esplodono anche a causa della debolezza e dell’internità all’assetto di potere del sistema delle opposizioni politiche. Perché tutte, dalla sinistra cosiddetta radicale al PD, passando per l’IDV di Di Pietro, sono prigioniere della logica negativa che è propria della politica: non possono andare oltre la denuncia del disagio e del malcontento – causati peraltro dal sistema di potere che condividono – perché non sono in grado di riconoscere le tensioni positive più profonde delle persone. La sinistra si modella sull’avversario, può solo dire dei no, senza proposta alcuna di reale trasformazione. Il massimo concepibile in questo quadro sarebbe un’alternanza di governo – si è già visto con quali risultati – mai un’alternativa reale, positiva e benefica, cioè anzitutto affermativa. Il gioco della politica è dunque truccato in partenza: paradigmi negativi che rimandano all’uccidibilità, logica originaria di ogni Stato, mentre si ignorano – perché le si temono – le esigenze affermative di vivibilità della nostra gente. Queste esigenze saranno presenti nelle persone – credibilmente molte – che parteciperanno alla manifestazione del “No B day” del 5 dicembre, ma non potranno essere soddisfatte dalla logica negativa che anima i promotori: essi esplicitano che basterebbe un no a Berlusconi mentre ciò che avviene dopo non interessa. Cioè dovremmo essere riconsegnati al politico di turno ed al sistema di sempre.  
Perciò l’impegno che Socialismo rivoluzionario vive e promuove si basa su una proposta, anzitutto affermativa, di lunga lena, che alimenti e coltivi analiticamente, idealmente ed eticamente un’alternativa fondata sulle migliori tensioni umane presenti nella nostra gente.  
Anche da questo può ricominciare a sorgere una sinistra nuova che si impegni ad espandere la solidarietà umana contro il razzismo ed i disvalori dilaganti, a difendere meglio la vita e le esigenze di fondo della nostra gente perché anzitutto le afferma. In ragione di una logica affermativa, anzitutto positiva e solo conseguentemente critica, per qualificare idealmente e programmaticamente un bene universale e comune che si può iniziare a scegliere cominciando concretamente a migliorare la propria vita. Perciò siamo convinti sia necessario un impegno affermativo, quindi fuori e contro il sistema e le sue logiche, per contrastare e battere le destre al governo.  
22 novembre 2009  
Renato Scarola
 
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