| Sciacalli nella Protezione Civile |
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| Scritto da Socialismo rivoluzionario L'Aquila | |
| Tuesday 16 February 2010 | |
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In tempo reale avevamo denunciato la militarizzazione degli aiuti imposta dalla Protezione Civile dopo il sisma del 6 aprile, ed il fatto che la costruzione di new towns sarebbe stata l'occasione per ogni tipo di speculazioni e truffe. L'inchiesta in corso sulla gestione degli appalti per il G8 della Maddalena è una conferma eclatante di ciò che si poteva facilmente supporre. Dalle intercettazioni e dalle indagini risulta evidente il sistema tentacolare di corruzione che ruota attorno alla Protezione Civile ed al suo capo Guido Bertolaso: appalti pilotati, ristrutturazioni gratuite, forniture di mobili ed auto di lusso, assunzione di figli, viaggi e soggiorni in albergo ed infine prestazioni sessuali. Per ora sono finiti in carcere tre funzionari pubblici e un imprenditore legato a Bertolaso, che risulta indagato insieme a diverse decine di persone. Tutto ciò si inscrive in quella legislazione dell'emergenza che permette alla Protezione Civile di procedere per ordinanze ad hoc in deroga alla legislazione ordinaria in materia di appalti, di sicurezza, ecc.., legislazione che avrebbe la sua sanzione definitiva con la trasformazione della Protezione Civile in S.p.A. L'ampiezza di questo sistema di corruzione è stata riconosciuta indirettamente dallo stesso Bertolaso che, pur continuando ipocritamente a dichiararsi estraneo ai fatti (anche il cognato è indagato), ammette che può essergli sfuggito qualcosa. Molti segnali andavano in questa direzione: è bene ricordare che la costituzione a L'Aquila di un pool di controllo sulle “infiltrazioni” mafiose nella ricostruzione è stata una ammissione implicita del fatto che i mafiosi e gli speculatori sono tra loro, dato che tutti i progetti di ricostruzione erano sotto la supervisione centralizzata della Protezione Civile.Le intercettazioni inoltre documentano con certezza come la notte del 6 aprile, mentre gli aquilani scavavano tra le macerie per salvare vite umane, cercavano di confortarsi a vicenda e iniziavano a piangere i morti, qualche imprenditore rideva al telefono sulla tragedia pregustando già i lauti guadagni della ricostruzione. Tutti, da Bertolaso a Letta, si sono affrettati a condannare questi imprenditori e a dichiarare che non hanno “vinto” appalti nel nostro territorio: ma quanti altri imprenditori che hanno pensato le stesse cose pur non essendo intercettati li hanno invece “vinti”? La politica nel suo complesso è coinvolta o compiacente verso questo sistema di potere. Da politici locali come Cialente, Pezzopane e Chiodi a vari politici nazionali, in molti hanno ribadito la propria stima al grande capo Bertolaso: per Letta ci troviamo di fronte ad uno “straordinario servitore dello Stato”. Appunto: preoccupato di compatibilità statali, politiche, economiche, e lontano mille miglia dai bisogni e dagli interessi reali delle persone, a L'Aquila come ad Haiti. La giusta indignazione di molti aquilani comincia a rendersi visibile ma ha bisogno di svilupparsi ulteriormente. Questo scandalo può essere un occasione per tante persone, tra cui la maggior parte dei volontari della Protezione Civile che in buona fede si impegnano per alleviare le sofferenze di chi è colpito da tragedie più o meno naturali, per ripensare l'impegno e la solidarietà, stravolti da una Protezione Civile che si basa sull'esclusione della gente da qualsiasi scelta, sempre imposta dall'alto, come abbiamo chiaramente verificato nella gestione dell'emergenza a L'Aquila. |
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