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editoriale La Comune 139 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Petruzzo   
Sunday 10 January 2010

Rosarno 

rivolta contro il razzismo schiavista e criminale

IL CORAGGIO PER VIVERE

Sembra che in questo Paese la gente abbia scoperto solo ora il degrado, lo sfruttamento e la cattiveria a cui sono sottoposti gli immigrati. Gli ipocriti benpensanti si affannano a dare giudizi e a trovare le cause della violenza agita nella violenza subita. In ogni caso sia i razzisti democratici feroci come Maroni sia quelli “illuminati” distorcono la realtà e confondono le idee. Ciò che è insorto a Rosarno sono stati prima di tutto la dignità, la difesa della vita, la forza e il coraggio di migliaia di immigrati che non arretrano di fronte al tentato omicidio di due di loro.

Questa la causa scatenante nell’immediato ma tante le angherie, gli insulti, le offese, le strumentalità, le truffe che durante gli anni hanno segnato la vita degli immigrati in quei luoghi.
Grazie a loro oggi balza agli occhi l’inferno nascosto nel paradiso della democrazia nostrana. Come a Castelvolturno e a Villa Literno anni fa, sono ancora gli immigrati ad allentare la morsa criminale e razzista che li stringe. Il loro sfruttamento è stato considerato da tanti un sacrificio dovuto alla civiltà. “In fondo già è tanto che noi li sfamiamo e li vestiamo” ripetono i razzisti di Rosarno. Poco importa se sfamare e vestire in realtà significa rendere schiavi gli stranieri e far arricchire i buoni cittadini locali, creare un apartheid di fatto e lasciare che vivano in luoghi malsani. La rivolta degli immigrati, che si è espressa anche in alcune modalità estreme comprensibili ma non condivisibili, è un segnale forte e chiaro che oltre un certo limite non si va: la vita e la dignità vanno difese. Il loro coraggio però si scontra con limiti interni e con l’isolamento e la criminalizzazione di cui sono vittime. È una vicenda emblematica, seppur nella sua peculiarità, dell’uccidibilità del sistema democratico in cui viviamo: si tollerano degrado e sfruttamento ma chi si ribella ha torto. Sia il razzismo più greve che quello patinato dell’integrazione esprimono la stessa logica. È triste constatare come la sinistra politica tace ed è appiattita sulla preoccupazione di salvaguardare la legalità dello Stato democratico. Ciò che ci colpisce è anche il silenzio assordante, la paura e la sottomissione ai poteri criminali che gli abitanti del posto esprimono. Nessuno ha difeso gli immigrati, la complicità diffusa e il razzismo popolare sono stati davvero vergognosi, mentre i padroni, con il beneplacito delle forze dell’ordine, hanno approfittato della situazione per non pagare gli stipendi arretrati.
La voglia di riscatto che hanno mostrato gli immigrati ci motiva e ci consegna alcune lezioni: la loro reattività è permanente, pur se stretta nella morsa di una cultura democratica razzista, pur se frenata dalla paura e dalle violenze del razzismo squadrista e criminale. Essa porta con sé tutte le difficoltà e i condizionamenti dell’abbrutimento e della violenza subita. È per questo necessario offrire e promuovere un impegno organico e duraturo e sostenerla, contando sul risveglio di una sensibilità antirazzista che vede protagoniste avanguardie coraggiose in questo Paese. Pensiamo all’importanza che ha ora costruire, sviluppare e consolidare un’associazione indipendente degli immigrati come è l’Associazione 3 Febbraio. Gruppi coesi sulle idee possono rappresentare ovunque la prospettiva della dignità organizzata per tanti fratelli e sorelle. Il nostro coraggio, la capacità di iniziativa, la tempestività e la fermezza sono ora decisivi per contrastare il razzismo e per sviluppare e radicalizzare la solidarietà che parte dal riconoscimento della comune umanità. I CSA (Comitati Solidali ed Antirazzisti) promossi da Socialismo rivoluzionario possono essere il luogo più coerente dell’incontro, della difesa e dell’accoglienza innanzitutto umana per la gente del mondo che vive qui. Si pone con più urgenza la necessità di autodifenderci, di informare e di unire gli antirazzisti. Possiamo farcela ma c’è bisogno del giusto ritmo, della presenza continua per radicare la solidarietà e sradicare il razzismo. Lo dobbiamo a tanti fratelli che in queste notti vagheranno per l’Italia e forse ci incontreranno: accogliamoli bene.


Rosarno, 10 gennaio 2010
Gianluca Petruzzo

 
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