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A proposito del 1 marzo “senza immigrati” |
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Scritto da socialismo rivoluzionario
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Friday 29 January 2010 |
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In continuità con il 17 ottobre
Per sviluppare l’impegno solidale e antirazzista,
sveliamo gli imbrogli integrazionisti.
L’iniziativa promossa per il 1° marzo 2010 di una “giornata senza immigrati” ha un carattere furbescamente integrazionista, perciò ingannevole e negativo in primo luogo per gli immigrati e le immigrate. L’appello dice infatti che “il primo marzo vuole essere una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta ed al funzionamento della nostra società(..)”. Il punto di partenza di questa iniziativa è la preoccupazione di compiacere l'opinione pubblica italiana, convincerla dell’utilità degli immigrati, visti non da un punto di vista umano generale ma economico e lavorativo - tra l'altro con l'effetto di dividere gli immigrati con permesso di lavoro dai “clandestini”, il che è gravissimo vista l'introduzione del reato di clandestinità con il pacchetto sicurezza del governo di centrodestra. Per “utilità” si intende ciò che è utile “alla tenuta della società” italiana così com’è, quella di padroni e padroncini che trattano gli immigrati come manodopera “usa e getta” ma più in generale quella purtroppo in maggioranza intossicata di razzismo.
L'appello per una giornata senza immigrati muove da contenuti totalmente compatibili con gli assetti esistenti, in cui radica e prolifera il razzismo.
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2a assemblea nazionale dei Comitati Solidali e Antirazzisti |
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Scritto da la comune
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Friday 29 January 2010 |
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domenica 7 febbraio ore 10.30 a Roma, teatro Saffi via dei Sabelli 119
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L'urgenza della solidarietĂ umana |
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Scritto da Francesca Fabeni
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Sunday 24 January 2010 |
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editoriale de La Comune n. 140
Hoteline, Marie-France, Pierre, Toussaint e con loro altre donne, bimbe, bimbi, uomini di Haiti sopravvissuti alla tragedia hanno cose importanti da dirci, da tramandarci: mettiamoci in ascolto. Perché ci parlano (anche) di noi. Di bimbi, bimbe, perfino neonati, talmente decisi a vivere da riuscire a resistere da soli anche dieci giorni sotto le macerie. E di come la fasulla legge patriarcale del più forte viene sovvertita dalla tenacia delle donne, giovanissime o anzianissime, che continuano ad emergere vive, perfino cantando. E di eroi anonimi che scavano infaticabili per giorni a mani nude per tirare fuori propri simili, conosciuti o sconosciuti. E di come le più sagge ed autorevoli riorganizzano la vita tra ricoveri improvvisati, di volontari e di attivisti che aiutano con ogni mezzo, della giusta ribellione contro chi spara su chi cerca solo di sopravvivere, e di chi si frappone alle prepotenze di pochi quando a prevalere è la compostezza dei più, anche in estenuanti code per ricevere tardivi aiuti dopo giorni e giorni senza acqua, medicine, cibo, riparo né conforto, circondati da stranieri armati ignoranti di tutto.
In queste ore, ad Haiti si concentra un emblema della condizione umana contemporanea: l’estremo bisogno di solidarietà, l’estrema difficoltà della solidarietà. Una tensione solidale urge nella società mondiale ma incontra enormi complicazioni a svolgersi, per ragioni proprie ma anche a causa della decadenza del sistema, tanto più profonda nei meccanismi “umanitari”.
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