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Terremoto ad Haiti
Per difendere la vita e ricostruire c’è bisogno di solidarietà umana
Nel pomeriggio del 12 gennaio (in Italia erano le 23) una serie di violente scosse di terremoto, la più forte superiore al 7° grado della scala Richter, ha devastato Haiti, distruggendo gran parte della capitale, Port au Prince, una città di quasi 3 milioni di abitanti. Difficile ancora capire l’entità della tragedia, arrivano voci su decine di migliaia o addirittura centinaia di migliaia di morti.
Una cosa è sicura: tantissimi nostri simili, donne e uomini, bimbe e bimbi sono morti, tantissimi feriti, dispersi o rimasti sepolti sotto le macerie. L’emergenza è totale, mancano infrastrutture elementari che rendano possibili gli aiuti più urgenti, le cure mediche più basilari, l’alimentazione di gran parte della popolazione sopravvissuta, che già “normalmente” vive in condizioni estreme. E’ una immane tragedia che colpisce questo popolo e minaccia il suo futuro e che colpisce tutti noi. Condividiamo il dolore delle donne e degli uomini di Haiti perché in primo luogo condividiamo l’umana voglia di vivere, la forza che spinge a scavare tra le macerie per salvare altri esseri umani mentre si è ancora coperti della polvere per il crollo delle case.
La tragedia naturale che colpisce Haiti è enormemente aggravata per le responsabilità storiche ed attuali dei diversi poteri oppressivi. Gli Stati, che ora si propongono cinicamente come protagonisti degli aiuti, sono stati e sono in prima fila nello sfruttamento e nell’oppressione della gente haitiana, assieme all’elite del posto. Le potenze occidentali hanno da sempre manovrato in nome dei propri interessi politici ed economici fino ad arrivare ad occupazioni ed interventi militari di vario tipo, come quello USA nel 1915 o quello tutt’ora in corso sotto le insegne dell’ONU. Gli Stati non possono salvare queste persone, piuttosto chiudono le frontiere, come è già avvenuto nelle prime ore dal sisma nel caso della repubblica dominicana, preoccupata dell’esodo da Haiti. Gli Usa, al di là delle parole di cordoglio di Obama, si precipitano a presidiare l’aeroporto haitiano per lo stesso motivo, bloccare qualunque ingresso nel proprio paese.
La solidarietà non può affidarsi al sistema degli Stati, che anzi la soffoca o la imbriglia. La solidarietà può affermarsi se sin dall’inizio viene pensata in maniera indipendente dalla logica di uccidibilità che regola la vita sotto il sistema democratico e gli altri poteri oppressivi, quindi se si alimenta una logica di vivibilità umana, da affermare e difendere, per cui lottare ed impegnarsi. La solidarietà può crescere in modo autorganizzato, trovando le strade più credibili ed utili, anche nell’ambito delle associazioni di volontariato indipendente, per sostenere direttamente la popolazione di Haiti, le sue associazioni ed organismi, per rispondere alle esigenze dei protagonisti. Imparando a conoscere il popolo haitiano, storicamente capace anche di eroiche lotte, che ora ha più che mai bisogno dell’aiuto e del sostegno diretto delle persone di buona volontà, delle persone solidali, di chi è già impegnato o vuole impegnarsi nella costruzione di Comitati solidali e antirazzisti dappertutto in questo paese.
Per questo facciamo appello a costruire solidarietà umana, attiva e schierata: per difendere la vita e affermarla per ogni essere umano, per ogni popolo. Ciò che si concentra ad Haiti, anche in termini di dramma umano, è ciò che vive la maggioranza della popolazione della Terra, in Africa come in Asia. Ciò che si concentra ad Haiti sollecita dunque più che mai a mobilitarsi in ragione della comune umanità, per affermare un diverso senso dell’umanità che può reagire e prevalere sulla tragedia.
Firenze, 14 gennaio 2010, ore 12
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