| Editoriale de La Comune n. 141 |
| Scritto da Barbara Spampinato | |
| Sunday 07 February 2010 | |
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contro razzismo e discriminazioni una concreta speranza solidale I Comitati Solidali ed Antirazzisti (CSA), nell’assemblea nazionale plenaria del 7 febbraio a Roma di cui si scrive alle pagine seguenti, hanno approvato la loro piattaforma programmatica. Dal riconoscimento nella comune umanità, al primo punto, discende l’impegno per difenderla e migliorarla, un impegno affermativo basato sul valore della solidarietà che, coordinandosi, intende espandersi. Il valore della solidarietà rappresenta così un principio ideale e costruttivo per emergere in comune come esseri umani migliori, che scelgono cioè di costruire ambiti di aggregazione solidale in una società che si sta sfaldando sotto il peso di grevi e distruttivi disvalori, come anzitutto è il razzismo. I CSA hanno cominciato ad esistere tra la manifestazione antirazzista del 4 ottobre 2008 e quella, sempre a Roma, del 17 ottobre scorso, che ci ha mostrato un inizio di risveglio antirazzista nel Paese. In questo lasso di tempo è cresciuta anche la reazione razzista che si esprime nelle leggi e nelle dichiarazioni del governo senza essere contrastata dalle opposizioni di palazzo ed il razzismo cresce, anche nella società, come una malattia da cui curarsi. Razzismo/antirazzismo: la posta in gioco è il diritto ad una vita migliore per tutti, non solo per gli immigrati. È perciò che l’antirazzismo che si richiama alla fratellanza umana universale è centrale in un’inedita esperienza come quella dei CSA che prende vita in questo Paese. È su questa base che i CSA provano a rapportarsi all’emergenza vissuta dal popolo haitiano, realizzando un’attività solidale che comporta riflessione, informazione ed iniziativa diretta: dai meeting con Tomy Martial Day di cui troverete un ritorno a pagina 3, all’organizzazione di una campagna di donazioni indipendente dal circuito statale. È su questa base che i protagonisti dei circa 100 comitati esistenti ed in costruzione hanno sostenuto le ragioni della rivolta degli immigrati a Rosarno, laddove la resistenza al razzismo statale e governativo, padronale e mafioso è più dura e più necessita di una prospettiva affermativa e di una fratellanza solidale. L’emergenza è continua per la nostra gente sul pianeta, e non mancano le ragioni di resistenza: aspetti ineludibili che possiamo affrontare unicamente cominciando a costruire un’alternativa che concentri lo sguardo sull’emersione umana e le dia corpo attraverso valori, primo fra tutti quello di una solidarietà umana, che possa rendere chi la sceglie avanguardia di un’umanità solidale. Guardiamo al presente dei CSA, ed immaginiamone il futuro: la solidarietà e l’antirazzismo radicale sono motivi di miglioramento più generale. Le donne come le persone che lavorano, i giovani come gli anziani che vivono con badanti provenienti da altri Paesi, i bimbi che si conoscono a scuola fra piccoli, cinesi, nigeriani o italiani, se ne avvantaggeranno. Ma, al tempo stesso, immaginiamo il futuro della costruzione di ambiti solidali indispensabili per vivere meglio per ciascuno/a: gruppi di sorellanza per affermare le imperiose esigenze di autodeterminazione delle donne difendendosi dal furore patriarcale che ne attacca ogni giorno la vita, sia esso espresso dal Papa o dalla ministra Meloni; gruppi di lavoratori che si uniscono per difendere i propri diritti ed affermarsi nel mutuo appoggio; giovani che possono conquistare insieme il diritto ad educarsi e crescere meglio, onorando la propria speranza di vita libera e consapevole. Questa solidarietà relazionale nasce dalla simpatia, dalla comprensione che include tolleranza, rispetto ed ascolto, che sfocia nella conoscenza e nel dialogo diretto, umano e reciproco fra persone diverse, nasce quindi da qualità che certo sono da imparare. Ma al tempo stesso sono profondamente umane, cioè realizzabili da noi, e ciò può diventare una forza costruttiva e propositiva. Il prezioso sviluppo dei CSA, che si poggiano su un’organizzazione della comunanza rivoluzionaria, socialista e libertaria, Socialismo rivoluzionario, comincia a scegliere basi ideali ed organizzative comuni e non procede spontaneamente. Tanto più una solidarietà non unicamente antirazzista, ma di genere, generazionale ed intergenerazionale, tra compagni di lavoro, va progettata ed incarnata, ed è anche perciò che Sr esiste: prendiamoci le nostre responsabilità, noi che abbiamo cominciato a Costruire fuori dal sistema. Le protagoniste ed i protagonisti dei CSA, col loro impegno solidale tanto serio, fruttuoso e motivato, ci dicono che è possibile, a loro siamo riconoscenti e con loro moltiplicheremo il nostro stesso impegno, per essere consapevoli del bene che rappresentiamo senza accontentarcene: Comitati Solidali e Antirazzisti dappertutto, è oggi un impegno ancora più importante. 7 febbraio 2010 Barbara Spampinato |